venerdì 9 maggio 2014

Calma

-Calma-
Il mare al tramonto, in un giorno cristallino, senza nubi, solo una brezza leggera smuove lievemente le acque incendiandole d'oro.
-Calma-

Svegliarsi

Svegliarsi
la carezza di un tiepido
raggio al mattino sul viso
una luce delicata
che chiama la mente
Per te
chiudo il mondo fuori
spengo questa luce
sospendo questo rito
Con te
Svegliarsi
la carezza di un tiepido
abbraccio che mi cinge la Vita
un sospirare delicato
che chiama il sonno

venerdì 25 aprile 2014

Nothing is impossible



Nada é mais impossível que matar um amor que nunca existiu. É simples, seria como matar alguém que nunca nasceu.

lunedì 21 aprile 2014

A vida tem que ser bebida
como se fosse àgua de lua

giovedì 17 aprile 2014

Angolo di speranza

Se si potesse realmente amare
sarebbe come inondare un deserto
di lacrime di gioia, tramutare
una sterile terra in
un verde immenso
in cui un lago possa finalmente
brillare e abbeverare
animali e uomini
-un angolo di speranza-

Se si potesse liberamente amare
si creerebbe vita
-un uomo che non ama
non sa vivere-

Vivere senza amare
è come essere un granello
di sabbia disperso
in un deserto senza fine

Buongiorno

Come caffé
marchi le mie labbra
di un profumo intenso
troppo caldo e avvolgente
da poter confondersi in
giorno e notte
se il sole ruota o soffia
un vento gelido di lacrime
o una notte sola di primavera
come caffé
mi abbracci in un sorriso
e la vita prende
un sapore nuovo

mercoledì 2 aprile 2014

17 Giorni

Nemmeno il blu di uno sguardo muta se lo si tinge di nero; nella propria interiorità rimarrà sempre blu. Nella totale assenza di percezione avrà lo stesso profumo, lo stesso sapore, persino lo stesso calore.

lunedì 24 marzo 2014

Abitudine

Abitudine: un atroce vizio vestito da vecchia signora.

venerdì 21 marzo 2014

Beltà vedea

E dietro segue la sua ombra, un animo gentile, una sensibilità pari ad una distesa di neve, pura, libera, struggente.
Nessuno avrebbe mai detto che essa fosse la forza motrice di quel teatrino, giostra delle bellezze del mondo.
Nonostante ciò, a vedersi, si direbbe di più essere un fiore, giallo intenso, accecante, carnoso, lo stelo lievemente pendulo, un vellutato cono rivolto verso l'esterno, un profumo delicato ma insistente.
Richiede e ama visite incessanti, ma si stanca presto al sussurrare degli insetti. Vorrebbe solo udire la pace dei boschi, il cantar di uccelli, anime speranzose, lo sfrigolar di sottobosco. Non tanto l'umido o il rinfrescar d'estate, uno spiraglio di luce che illumini lo sguardo. Questo grande miracolo che scioglie ogni pensiero, ti scalda dentro, come il ghiaccio piange al sole.
Sentirsi liberi come
quando, lungo la strada,
scorgo, incastonato,
un candido fiore.

giovedì 20 marzo 2014

Non è il padre a fare uomo il figlio.

Della vita non bisogna perdere il filo.

Parole d'acqua

Mi immergo nella vasca da bagno in cerca di un po' di quiete.
La casa riecheggia di voci amiche, ricordo delle innumerevoli giornate e nottate trascorse in compagnia. Simposi.
I muratori, al di là della strada continuano a trafficare con spatole e vernici. La vicina sbatte un tappeto sulla balconata e torna a passare l'aspirapolvere. Se mi immergo totalmente posso ascoltare i discorsi dei vicini del piano di sotto, sento persino la trasmissione alla televisione.
Ogni tanto un'ape o una farfalla, che fanno visita ai miei fiori, si inoltra in casa, passa per il bagno, mi porge un saluto e torna ai profumi del mio balcone.
Il gelsomino sta fiorendo. Nonostante il raffreddore, ne sento l'odore. Mi penetra sino ai polmoni. Raggiunge direttamente il cuore. Mi ricorda le notti d'estate trascorse nella casa nuova, la casa di mia nonna dove andammo a vivere dopo che lei morì. Mi ricorda me, piccina ancora, in quel giardinetto a giocare con la terra -la impastavo con l'acqua e plasmavo statuine d'argilla-, a parlare con le gatte, che una volta erano sue, credendo che loro potessero essere un tramite tra me e lei. Mi ricordo che tra quei gelsomini, a tarda sera, incontravo spesso le lucciole. Le credevo fate.
Mi fermo un attimo, blocco la mente. Sono le quattro. C'è ancora luce. Penso a quando le nostre strade si incrociarono. Ti lamentavi della luce invernale, del sole che a quest'ora già riposa. Non ne eri felice, non eri felice e questo non ti aiutava. Adesso c'è ancora luce, il sole è lì che brilla. Oggi nemmeno ti sento, non sei felice. E il sole c'è. Mi chiedo come fare...
Ma è per questo che sono nell'acqua, per non pensare, affogare un sentimento troppo grande. Lascio, lentamente, scivolare la testa sotto. Vorrei nuotare. Mare mio che nostalgia ho di te! Nostalgia di un sussurrar d'ali di gabbiano.
Tu non lo sai, la prima poesia che scrissi era sui gabbiani, la mia maestra delle elementari ne rimase stupefatta. Io non me la ricordo e nemmeno ricordavo fosse accaduto fino a qualche secondo fa. Ma ecco che torno a parlarti... È quel che farei, potessi. Se solo le mie parole finalmente avessero un suono e non un semplice scricchiolar di carta, attrito di penna su un foglio! Alla mia età non ho ancora imparato a parlare. Forse perché nessuno ha mai trovato il modo di ascoltarmi. Se scrivo, puoi non leggermi, puoi non ascoltarmi, la scelta è tua, te ne do libertà. Non obbligo all'ascolto, non necessito di emanazioni di me. Vorrei ci fosse un modo. Ci sarà, certo, ogni cosa a suo tempo. Ho imparato da poco a slegarmi dai versi, imparerò anche quello.
Domani inizia la primavera. Avrei voluto fossimo insieme. Avrei compiuto gesti banali, forse mi sarei tagliata una ciocca di capelli e te l'avrei regalata come pegno d'amore. Questi miei capelli che farei crescere per piacerti di più! Avrei forse, con un solco, disegnato un cerchio sul terreno, pregando la madre terra di averti con me. Forse, avrei guardato le stelle nella profonda notte, in cerca di risposte. Avrei sonnecchiato ai piedi di un albero, nella speranza di svegliarmi e trovarti accanto.
Le anime non hanno tempo... Ci penso spesso. Ma ora mi sento come una fotografia immateriale. Sono in un rullino non sviluppato. Non credo di volerne vedere la stampa. Eppure esisto.
Cogito ergo sum, diceva il buon Cartesio. Come biasimarlo. Mi piacerebbe pensare di meno per sentirmi meno qui. Sola. E non mi sento sola, sento solo che manca qualcosa.
Ma è tardi, sono da due ore qui dentro.
A volte le cose non hanno né inizio né fine.
Ed io, devo andare.

giovedì 13 marzo 2014

Sole tropicale

Sei stato
un lungo inverno
senza fine
i cui
unici momenti di luce
erano
calore di un sole
di altre terre
un sole ustionante
che rianimava il mio cuore
Ora
inverno cessato
vivo
l'attesa primavera
vivo
un sole continuo
un sole
che mi appartiene
un sole
che è dentro di me
Ci sono giorni
in cui l'inverno
mi assale
i brividi mi paralizzano
il gelo mi attanaglia
mi costringe il cuore
lo segrega in uno
sterminato ghiacciaio
di eterne lacrime
isolato nel nulla
Ci sono giorni
Inverno
in cui ancora
uccidi la gentilezza
della vita
in cui Tu
-Imperatore del Nulla-
hai distrutto tutto
per costruire un tempio
dorato custodito
da leoni di pietra
la quiete del nulla
un'apparente oasi
un tempio d'odio
le cui ricchezze
sono trofei di guerra
strappati alla mia
plumbea vita
Uccido
il tuo sole tropicale
lo spengo
col sangue dei miei
arti amputati
apro
senza più mani
la finestra alla primavera
respiro
questi raggi
mi abbandono
dentro
ancora freddo e vuoto
si scioglieranno
ghiacciai, nevi eterne
un lento rifiorire
una luna nuova
il suono di vite
E tu
Morte
mio sofferto inverno
Tu
rimarrai chiuso
in un vuoto
sole tropicale
ed Io
sarò estate
il mio sole
il mio cuore
nulla più

mercoledì 12 marzo 2014

Parole non dette

Parole non dette

Ti chiudono il naso
stringono -laccio mostatico-
il vellutato collo
ne recidono il fiore
spezzano scricchiolanti
rami di ruscello in una
gabbia -la voliera
del mio guizzante cuore-
Ti strappano gli occhi
dal desiderio di vederle
uscire in bolle di fumo
-urla plastiche-
di sentirle libere di
singhiozzare e sbattere
contro il grande muro
-l'altrui volto-
sfondare una vuota
immagine di cartone
un sorriso disegnato
con lacrime dei miei occhi.

Parole non dette

Susseguono volti
un esercito di maschere
senza bocca
senza respiro
occhi cuciti decomposti
sfilano lungo un
recinto di lame
una geometria di paranoie
una liturgia composta
di suoni nasali e muti
di accenti sincopati
di colori slavati
Irrompono in massa
nelle vie della mia mente
come acqua distruggono
argini vitali
scorrono verso il mare
verso la libertà di
perdersi nel mondo
morire.

Parole non dette

Cercano l'uscita
mangiano assopite materia
cercano mani che
le plasmino febbrilmente
con ardente piacere
-un dolore immenso-
si fondono in danze
sudate di rosso
Cercano in battaglia
il campo minato
di rivali parole dette
non pensate
non pesate
che schiacciano col
proprio peso un candido
foglio macchiato di pece
un cimitero occupato
da morti illegittimi
una pace rubata
alla loro quiete.

Parole non dette

Mi uccidono

Uccidono il mio dire
le tue dette parole

domenica 9 marzo 2014

Sbuffo

Per il resto era inerme.
Un eterno sbuffo nel mondo.

venerdì 7 marzo 2014

Vita

Per vivere davvero, bisogna esser morti almeno una volta.

martedì 4 marzo 2014

Incipit di memorie

Mancavano pochi giorni allo scadere del mio venticinquesimo compleanno. Continuavo a pensare "un quarto di secolo" -che ovvietà!-; ma un quarto di secolo concluso, il prossimo salir di gradini mi avrebbe portato a un piano più alto, alla metà di secolo.
Come, sovente, mi accadeva in quel periodo, avrei desiderato essere un albero.
Fu allora che, ragionando sulla mia esisteza compiuta e in atto, sentii l'impellente bisogno di vite. Vite ascoltate. Un grande ritratto verista apparve nella mia mente...

martedì 25 febbraio 2014

Fotografie

Le fotografie non sono solo un ricordo...esse sono verità senza tempo.

domenica 23 febbraio 2014

Fu

Ora, guardo la mia Medusa, che è nostra,  che fu tua, e ti penso. Mi manchi...ma questa volta il mio cuore è leggero, i miei occhi asciutti. So che mi vorresti ancora bene. Io te ne vorrei. Non ho rimpianti. Avrei voluto potessi vedere ciò che ora sono, sentirti orgoglioso. Ma cosa sarebbe cambiato? Mi saresti ancora vicino. Non ci sei. Non puoi. Il tempo che fu, che a me è parso solo essere stato, mi è bastato. Posso finalmente dirlo. Fu.

lunedì 17 febbraio 2014

Amare

Giacere
corpi aperti liberi al mondo
come alberi acefali
intrecciano
rami nella fredda neve
Il riposar di corpi caldi
che si stringono
nell' inverno della vita
muti e sordi in
un simposio di carezze e sospiri

Porto seguro

Volto, meu porto

Sou saveiro sozinho
a velhice me engana
o meu corpo encarna
um triste fado de além mar
sons de sol quente
carne que cores sangra

O vento vai vendo
meu preto canto de sono
chora de olhos pintados
dança em sonhos estrelados

Volto, meu porto

Me segure neste abraço azul
me abençoe com sorrisos de amor
seja sol e lua cheia
noites de samba
dias de chuva
minha vida, meu doce morrer

sabato 15 febbraio 2014

Ombra

Amo
la lontananza del tuo sguardo
i silenzi
ombra interminabile delle tue parole

Passou

É nós que canta
como pássaros mortos
cheio de alegria
fogo de lar cansado
amor relato de luz
vazia e cinzento recado
É nós que conta
mas como pássaros
passou

O que é que tenho de fazer com você, meu filho, se não amar-te, cuidar-te, olhar de vagarinho, pensar em você com carinho?

lunedì 10 febbraio 2014

Oggi

Le parole sono mute
Oggi,
non hanno suono.
I gesti vuoti,
senza calore.
Oggi
non esisto.
Sono un gioco
di legno rotto,
abbandonato, consumato dalle
piogge invernali.
Oggi
non esiste.

venerdì 7 febbraio 2014

-Noi-

Hora pra nós
     ---
Ora pro nobis

giovedì 6 febbraio 2014

Scoperta

Ed era
nel sporcarmi le mani
di fredda terra
madida di decomposizione
era
nel piantare dita ghiacciate
unghia di argilla
udire di rami di vita
allora era
la scoperta
una scatola di latta
colori infuocati
l'Era
del mutamento
nel buio declinato
da una luce salda
ora
un abito cristallino
verde scintillante
di aghi blu
par ora
una pietrina
semplice gioia
nascosta in un sogno
ora che
non più celata
si troverà solo in
quel lontano ricordo
l'Ora
chiama, al petto
ti porto e mi perdo
in questo tesoro

-sei malachite che fiorisce-

martedì 4 febbraio 2014

Altro da te

Non ho più mani
da tendere in tuo aiuto
né braccia
per cingerti al petto,
ergere il mio cuore
per te a casa,
il mio corpo a mura
contro della vita
le intemperie.

Non ho più forza
per sorreggere il tuo
cuore di bambino, nascondere
le ferite tue stanche
dal deserto che le opprime,
né coglier come rugiada
mani chiuse in lacrime
di nera tristezza
il buio dei tuoi occhi.

Sono un tronco
privato di radici
rami e gemme
specchio di verdi ricordi
che non vedrò più
che non vidi mai.

Sono me
altro da te.

Beraht

Di un uomo imaginifico angelico si direbbe dialettico profeta del divino.
E perché non messaggero di luce?

martedì 28 gennaio 2014

Sono fatta di silenzi.
Sono una rocca in declino, emanazione di silenzi, prigione di urla interiori.
E’ quando non si vuole più vedere nulla, quando muti al mondo, ci si chiude, cucendo gli occhi della mente, ci si annulla, segregando il proprio cuore in un baule vecchio, di legno di cedro, inciso, che si copre di polvere, lasciando correre via il tempo limitante, riscoprendo l’infinità di un attimo, l’attimo fuggente, statico nell’emozioni, che si impara davvero a guardare, osservare, ascoltare il mondo.
_Voglio vedere.
   Voglio vivere.

venerdì 24 gennaio 2014

Ouvir imagens

Sambar de pé,
cair dos olhos em
um sol nascido apena
por uma estrela cheia de
silêncios, graça de deuses
longes, surdos, armados nos
corações de liberdade e musas
filhas da lua, filhas do mar, imensa
natureza de viver, imenso amor de um
escutar mais claro, sentido de uma verde
emoção, de um grande fato, suspiros, o meu
breve suspiro de luz, pensamentos, o sangue corre.
Vejo, sinto,
sinto cores nunca ouvidos,
ouço sons nunca retratos,
vejo palavras nunca faladas,
falo de amores nunca vistos,
morro e vivo.
Di verde tingo questi giorni...


martedì 21 gennaio 2014

Manuela

Eri
la mia isola felice
la mia innocenza
la stella gemella
della mia infanzia.
Ti ho persa lungo la rotta.
Ho avuto paura. Ne ho ancora.
Sono stata cieca, forse lo sono tuttora.
Ho paura di ritrovarti e scoprire solo un ricordo, come quando, riguardandomi dentro, ho scoperto di aver perso quella bambina che tenevo stretta stretta per mano.
Mani vuote,
grembo vuoto,
cuore lacerato.
Mi sono persa.
Ho perso anche te.

lunedì 20 gennaio 2014

Sii albero

E lei
fu foglia
fu fiore e poi radice
fu vento tra le fronde
infiniti sussurri tra le dita
avviluppandosi
sognò una verde casa...
E lui
si eresse a muro
si tinse di rosso e insenature
si crepò di salsedine
brillando
creò tramonti stellati
per esserne abbracciato...

Niver

L'arco volge al termine
culmina
una macchia di tristezza
cede
peso al cielo
il filo d'erba
allunga il collo trasognante
evapora in dita nodose-
mani aperte dietro un urlo-

Si abbandonano
a terra bruciata
di nebbia e steccati
le foglie
lievi
lacrime di pioggia
sussurrano
ad arbusti morti
vita

Gioca nella pozza
l'ombra-
specchio nostalgico-
felice di essere
felice di vedere

Come l'edera
avvolge il Dio tra le fiamme
ne protegge il Genio
e sensuale
accarezza la morte.

domenica 12 gennaio 2014

Nevina

《Ahimè, dove prendere, quando viene l'inverno, i fiori?》.
La Natura ci regala spesso sorprese inaspettate.
Come
quando, durante
l'inverno, giace,
nascosta nella neve,
l'iberis fiorita.

domenica 5 gennaio 2014

Ergo un muro in questo freddo talamo
laddove un giorno olivi fioriranno.

sabato 4 gennaio 2014

Pesciolino

Mi sento un pesciolino in un mare tropicale. Non mi sento persa, in un'immensità di colori, bensì cullata in questo tepore. Con le pinne rimango a galla, guizzo in un momento di allegria, schizzando con la mia pinna goccioline di acqua verde smeraldo. Mi sento come quando mi immersi nel Rio Alegre del Maranhão. Faccio capolino col mio musetto per scrutare quel fuori che tutti desiderano, ma che ora non mi duole.
Si sta così bene qui!

E stanotte, ho trascorso ore e ore a guardare fuori dal mio piumone.
Quando ero piccola, mi nascondevo totalmente sotto, lasciando sbucare solo il naso e gli occhietti, debitamente riparati. Mi spaventava la notte, mi spaventava ciò che non c'era intorno a me. Respiravo piano, scrutavo il buio, per ore.
Stanotte di nuovo, mi sono ritrovata nella stessa situazione. Totalmente coperta, le manine e tener strette le lenzuola, occhioni spalancati a carpire attimi. Ho guardato danzare le ombre accese delle candele sui muri, come quando da piccola mi incantavo a guardarne la fiamma vibrare. Quelle arzille,docili, scintillanti luci mi hanno cantato flebili litanie d'amore...e mi sono fatta piccola piccola, nell'attesa di un abbraccio.

Questa mattina, ho ritrovato le stesse fiammelle lì ad accogliermi. Una tenera sensazione di nido, come fossi nascosta nel tronco di un albero. Come risvegliata dal torpore di un letargo interrotto. Fuori la pioggia scioglieva un ritmo non troppo malinconico, avvolta dalla nebbia di un giorno fuori fuoco.

E raccolta in un sospiro, penso...
Mi sento un pesciolino in un mare tropicale.
Si sta così bene qui!

venerdì 3 gennaio 2014

Dammi il vento
e fanne la mia veste,
del sale fanne
prigione pei miei occhi.

E la pioggia sia
il mio parlare,
il cadere delle foglie
il mio udire.

Sono terra umida,
morte e vita,
sono il riflesso
del tuo osservare.

Sono l'eco
che rimane.

Giallo

Fosse primavera,
vestirei di giallo,
aspetterei
a piedi nudi
con un fiore in mano...

Assaporerei
l'asfalto
tiepido di mezzogiorno,
avida di ogni sapore.

Attenderei
dove le gemme verde
brillanti giocano
nascondendosi tra le selci
di questo muro.

Scruterei
volti incuriositi,
invidiosi passanti,
insipide emozioni.

Canterei,
forse, sedendomi,
carezzerei
la pietra, gambe allegre che
dondolano.

Allora non mi importerebbe
il tempo che scorre,
che uccide
in una fretta statica.
Non sarebbe importante,
nulla.
Il semplice godere
di un'infinita attesa,
non programmata...
La speranza di vedere
il tuo sorriso aprirsi,
sole.
L'attesa di una sorpresa.